Red
14 novembre 2020
Sebadas di Sardegna verso il marchio Igp
Costituito il comitato promotore. La filiera conta circa 150 dipendenti e 250 addetti. «Puntiamo a far entrare le Sebadas nell´Olimpo delle eccellenze gastronomiche mondiali con l´acquisizione di una denominazione che è innanzitutto una tutela per il consumatore, ma anche un modo per sottrarre il prodotto a tentativi di usurpazione del nome», dichiara il presidente del Comitato Franco Calisai

CAGLIARI - Si è costituito nei giorni scorsi il Comitato promotore Sebadas di Sardegna Igp. Composto da dieci imprese artigiane del settore della pasta fresca, sparse in tutto il territorio regionale, l'organismo ha già inoltrato la richiesta di Indicazione geografica protetta al Ministero delle Politiche agricole e all'Assessorato regionale dell'Agricoltura. Il disciplinare, che richiama rigorosamente la ricetta classica, prevede varianti minime che si rifanno alla tradizione locale talvolta diversa da Comune a Comune e sono prevalentemente relative alla tipologia di formaggio utilizzato, agli aromi, alla dimensione e al peso. Infatti, la ricchezza del patrimonio gastronomico sardo non sta solo nella peculiarità di prodotti che non esistono fuori dall'Isola, ma anche nelle leggere difformità da zona a zona, a sottolineare l'artigianalità del prodotto e il suo stretto legame con il territorio.
«Da anni lavoriamo a questo progetto e ora (anche grazie al prezioso supporto della Cna alimentare Sardegna) siamo riusciti a fare quadrato tra imprese e avviare un processo di tutela e valorizzazione di uno dei più caratteristici prodotti sardi, che il resto del mondo ci invidia – dichiara il presidente del Comitato promotore Sebadas di Sardegna Igp Franco Calisai - Puntiamo a far entrare le Sebadas nell'Olimpo delle eccellenze gastronomiche mondiali, con l'acquisizione di una denominazione che è innanzitutto una tutela per il consumatore, ma anche un modo per sottrarre il prodotto a tentativi di usurpazione del nome. Ci dobbiamo ritenere fortunati se al momento ancora nessun pastificio industriale nel resto d'Italia o all'estero ha iniziato a produrre Sebadas, utilizzando la denominazione in maniera impropria, magari per un prodotto di qualità scadente o semplicemente molto diverso».
Non ci sono dati ufficiali sulla reale produzione di Sebadas in Sardegna. Sono oltre 250 i pastifici nell'Isola e molti di questi producono questa specialità. Ma la regina dei dessert isolani viene spesso realizzata anche nei panifici, nei ristoranti, nelle aziende agrituristiche e nelle pasticcerie, non è quindi facilissimo fare delle stime esatte. La Cna alimentare Sardegna ipotizza però una produzione complessiva media di 1.625.000 pezzi prodotti annualmente nell’Isola, pari a circa 1.300quintali e oltre 1,3milioni di euro di fatturato. Il numero di dipendenti sarebbe invece di circa 150 e quello degli addetti, che comprende oltre ai dipendenti, anche titolari, soci e coadiuvanti, di 250.
«Si tratta di un settore importante che non solo rappresenta un’economia di assoluto rilievo, ma che ha anche enormi potenzialità di ulteriore sviluppo – evidenzia la responsabile di Cna alimentare Sardegna Maria Antonietta Dessì - Le Sebadas rappresentano l'incontro di tre filiere che da sole reggono l'economia regionale: quella ovina, quella suinicola e quella cerealicola e sono un piatto, unico nel suo genere, che della nostra Isola, esprime il meglio della cultura gastronomica locale, tanto più che si sposa con gli aromi degli agrumi e con il miele, anch'esso prodotto d’eccellenza. Puntiamo dunque a tutelare il nome di questa straordinaria specialità, ma anche a legarla il più possibile al territorio, valorizzando la materia prima locale e soprattutto il saper fare dei nostri produttori pastai che con sapienza e impegno, rinnovano il patto con la tradizione culinaria regionale che è anche espressione della nostra cultura e della nostra identità».
Le Sebadas di Sardegna diverrebbero così il sesto prodotto di pasta alimentare ad acquisire la denominazione europea “Igp”, dopo la Pasta di Gragnano, i Maccheroncini di Campofilone, i Cappellacci di Zucca, i Culurgionis d'Ogliastra e i Pizzoccheri della Valtellina. La certezza è che l'Indicazione geografica protetta possa aprire la porta ai mercati extraregionali, essere volano per un'economia oggi in forte sofferenza e dare una garanzia di qualità al consumatore.
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